Sassarini caduti nell'altopiano di Asiago durante la Prima guerra mondialeC'era anche il presidente della Regione alla cerimonia di commemorazione dei Sassarini caduti nell'altopiano di Asiago durante la Prima guerra mondiale.

"Il collante che unisce i sardi con la comunità di Asiago è quella Brigata Sassari che è la nostra identità. Non è storia, ma siamo noi, è attualità". Così il governatore della Sardegna Ugo Cappellacci, intervenendo nell'aula comunale di Asiago prima di partecipare alla commemorazione dei Sassarini caduti durante la Prima Guerra mondiale nelle sanguinose battaglie sul Monte Zebio e ora sepolti nel cimitero di guerra di Casara Zebio a 1600 metri d'altezza.

Dal 2011 218 soldati della Brigata Sassari riposano in questo angolo di Veneto diventato ufficialmente terra di Sardegna.

Il Comune di Asiago ha infatti donato l'area sacra ai Comuni isolani dai quali provenivano i Sassarini caduti. Sui monti dell'Altopiano vicentino combatterono 6.000 sardi, con un bilancio di 590 morti, 132 dispersi e 2.132 feriti.

"Riviviamo un sentimento profondo radicato in ciascuno di noi - ha sottolineato Cappellacci - In un momento in cui vi è una grave crisi di valori e non solo economica, poter costruire una fratellanza con comunità lontane dalla nostra è fondamentale per ricostruire quella coesione sociale decisiva per affrontare le difficoltà e per vincere le spinte egoiste che minano la nostra compagine sociale.

Nell'esperienza maturata durante questo mandato - ha ricordato il governatore - le due visite alla Brigata Sassari impegnata in missione in terra straniera sono state tra quelle che più hanno lasciato il segno. Ho potuto vedere l'opera svolta dai Dimonios al servizio di popolazioni tormentate.

Ricordo in particolare, nel corso di una visita in un ospedale, la loro vicinanza ad un giovane ragazzo il cui viso era segnato dalla sofferenza. Vedere quel volto mostrare un sorriso di gratitudine è un'immagine che resterà impressa nella mia mente e che è l'emblema di come i Dimonios, oggi come allora, sono un esempio per tutti noi".

unionesarda.it

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