il mondo di ieriDi questa condizione di (quasi) inconsapevolezza è splendido testimone Stefan Zweig. Lo scrittore ebreo-austriaco, morto suicida nel 1942 scrisse in Il mondo di ieri, una autobiografia che ha voluto essere la narrazione del destino di una generazione.

"È forse difficile" - scrive Zweig nel capitolo "Luce e ombra sull'Europa" - "rappresentare [...] l'ottimismo e la fiducia universale che animavano noi giovani al principio del secolo. Quarant'anni di pace avevano accelerato il ritmo della vita, le scoperte scientifiche inorgoglivano lo spirito delle generazioni: cominciava un'ascesa quasi contemporaneamente sensibile in tutte le nazioni della nostra Europa".

E ancora, nel capitolo "Le prime ore della guerra del 1914":

"Quell'estate del 1914 sarebbe rimasta indimenticabile anche senza la tragica sorte che essa recò sulla terra europea. Di rado infatti ne ho veduto una che fosse più rigogliosa, più smagliante, direi più estiva. [...] ancor oggi, quando pronuncio la parola estate, debbo involontariamente pensare a quelle radiose giornate di luglio che trascorsi a Baden presso Vienna. Mi ero ritirato in quella cittadina prediletta a Beethoven per dedicare con più raccoglimento quel mese al lavoro e passare poi il resto dell'estate da Verhaeren, il venerato amico, nella sua villetta campestre nel Belgio".

Già, nel Belgio.

Luigi Gavazzi - panorama.it

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