copertina de le ore lunghe di coletteUna Venezia che ricorda i bei tempi passati solo grazie allo sciabordio dell'acqua contro piloni e ponti, perché i suoni nell'aria sono diventati altri nel luglio di guerra del 1915 : ''un colpo di cannone, improvvisamente, scuote. Un secondo colpo, un terzo, più lontano. L'eco magnifica dei palazzi riversa il suono verso il mare. Affacciata alla finestra dell'Hotel, io cerco l'aereo nemico: è altissimo e oltrepassa uno stretto abisso blu tra due nuvole''.

Un inedito (in Italia, ovviamente) di Colette fa comunque notizia, ma questo che pubblica ora Del vecchio, in vista delle celebrazioni l'anno prossimo del centenario dello scoppio del conflitto, è in più un reportage sulla Prima Guerra Mondiale che, senza tacere gli orrori del conflitto, coglie il permanere della bellezza e il senso della rinascita nel Vecchio Continente.

Un testo davvero significativo, per la sua intelligenza e sensibilità giornalistica, in questo inizio di celebrazioni del centenario della Grande Guerra, che tra l'altro dedica molte pagine intitolate ''Impressioni d'Italia'' a soggiorni nel nostro paese, a Roma, Venezia e il lago di Como in particolare, che ne illuminano la narrazione, con una finezza di vedute, col riverbero di un amore che è per l'arte, la cultura e nostalgia per tempi di pace perduti.

La traduzione è di Angelo Molica Franco che ci ripropone la prosa di questa scrittrice di cui Virginia Woolf arrivava a scrivere in una lettera all'amica Ethel Smith del 1936: ''Sono, per così dire, annichilita di fronte a tanta capacità di penetrazione, e di bellezza. Ma come ci riesce? Nessuno in Inghilterra ne sarebbe capace''. Colette affronta il racconto della Guerra osservando la vita che cambia attorno a lei, nelle case, nelle vie e nelle piazze, anche quelle che le sono apparentemente lontane, come quelle di Roma e lo fa restando fedele a se stessa, una sua idea di vita e arte, tanto che queste pagine sono state definite da un critico un reportage sulla bellezza che non muore, pur se soffocata dal frastuono della guerra tra Saint-malo, Verdun, l'Argonne.

In un ospedale otto feriti stanno dormendo e si lamentano nel sonno: ''Un giovane smilzo biondo, amputato della gamba da quattro giorni, è coricato, a braccia aperte, e nel suo sonno sembra aver rinunciato alla vita. Un uomo barbuto, le braccia ingessate, cerca sospirando la posizione meno dolorosa. Quell'altro, la gola bendata, rantola quasi soffocandosi (....) Eccoli i prodi, vinti alla lunga dal sonno. E miseri come sono, si sveglieranno? si, si veglieranno! Non appena i passerotti cantano sul prato imbiancato dal gelo, gli otto feriti saluteranno anch'essi l'alba rossastra, con un grido più vivo, un sospiro più alto e una bestemmia soffocata in cui riaffiorano, ancora, la vita e il sorriso''.

Colette, del resto, è una scrittrice che sa far letteratura e arte di ogni momento della vita, dai più quotidiani e banali ai grandi e decisivi, e nel 1914, quando scoppia il primo conflitto mondiale, lei, già redattrice a 'Le Matin', parte per il fronte seguendo il marito, il barone Henry de Jouvenel des Ursins per circa due anni, e da quegli articoli e quei viaggi nasce questo libro. Colette, pseudonimo di Sidonie-Gabrielle Colette, nata a Saint-Sauveur-en-Puisaye il 28 gennaio 1873 e scomparsa a Parigi il 3 agosto 1954, divenne popolare per la serie di romanzi su Claudine e tante sue altre narrazioni, per le quali ebbe molti riconoscimenti in vita e fu la prima donna nella storia della Repubblica Francese a ricevere funerali di Stato.
Paolo Petroni

fonte: ansa.it

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