‘Una domenica dopo mezzogiorno vennero da noi, prigionieri di guerra, donne del villaggio e ci portarono del latte e del pane. Un’altra volta una madre ci trattenne come ospiti carissimi ed era una madre che aveva perduto un figlio nelle trincee.’ E’ la testimonianza di un cittadino polacco, di nome Casimiro Macipczyk che ottant’anni fa inviò a Succiso, nel comune di Ramiseto, una somma di cinquanta lire come riconoscimento del trattamento subito durante la sua detenzione, durata più di un anno, sull’Appennino come prigioniero della prima guerra mondiale.

‘Era prigioniero nei nostri boschi per tagliare la legna per conto dell’esercito’, spiega James Garimberti, appassionato di storia della prima guerra mondiale. E’ stato lui a trovare l’estate scorsa la lettera di Casimiro. Stava pubblicata in un libro edito nel 1935. Spinto dalla curiosità e armato di metal detector ha approfondito la sua ricerca. ‘Un amico di succiso mi ha raccontato di una località chiamata ‘La baracca dei prigionieri’. Lì abbiamo trovato monete e bottoni chiaramente austriaci, così come alcuni attrezzi da lavoro’.

Tutti i reperti recuperati sono finiti in una bacheca che insieme alla lettera dell’ex prigioniero polacco verranno donati il 6 gennaio, giorno della befana, alla comunità di Succiso. Un bel modo di ricordare i cento anni della Grande Guerra.

Andrea Bassi
per telereggio.it

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