Curiosità, in libreria lo studio edito da Menin e pubblicato da Givanni dalle Fusine e Giasnluigi Demenego dopo sopralluoghi e studi nei teatri della battaglia.
La Grande guerra raccontata dalle scatolette, ovvero dagli alimenti consumati dai soldati nelle trincee. Alimenti il cui sapore era spesso mescolato all’adrenalina per un attacco imminente e all’odore della polvere da sparo che, a ondate, copriva la puzza dei cadaveri in putrefazione poco oltre la linea di reticolati.
«La grande guerra di latta» (edizioni Menin, 13 euro) è un libro che ci riporta al quotidiano della vita dei soldati italiani impegnati su 600 chilometri di fronte nel periodo 1915-18. Ci riporta alle loro sofferenze attraverso un’ottica insolita, non quella dell’eroe che si sacrifica per la Patria ma dell’uomo che affida la sua sopravvivenza a quelle coloratissime scatole di latta, contenenti pesce o carne. Ma anche burro o prosciutto, dadi per il brodo o mortadella.
In occasione delle prossime commemorazioni per il centenario dalla Prima Guerra Mondiale si propone una mostra di antica cartografia satirica d'Europa nel periodo tra la fine dell'Ottocento e la Grande Guerra.
Una raccolta preziosa di carte geografiche che in chiave umoristica raccontano le tensioni tra i vari Paesi europei all'alba del conflitto. Un'occasione per approfondire un periodo storico importante attraverso dei documenti che cristallizzano gli stereotipi nazionali attraverso dei simboli ancora oggi attuali e raccontano gli sviluppi sociali dell'epoca non solo nella politica, ma nei nuovi stili artistici e di comunicazione.
Sono trentasei le cartoline repertoriate, tutte riprodotte a grandezza naturale ed a colori, Vengono anticipate da due interventi critici.
Omaggio all’artista
Trentasei reperti, riprodotti a colori ed a grandezza naturale. Sono compresi nel catalogo “Le cartoline della Grande guerra di Tommaso Cascella”, edito da Noubs (44 pagine, 15,00 euro).
I soggetti, che gli specialisti conoscono, vanno dai paesaggi alle manovre militari, dai feriti all’occupazione dell’Albania. Qui sono letti in un contesto unitario, volto a far emergere la figura del pittore. Dietro, la ricerca di Ennio Basilone, che poi ha donato il materiale al Museo “Basilio Cascella” di Pescara.
«Non date a noi la colpa». Nel centenario dell'inizio della Prima guerra mondiale, Karl Habsburg, erede degli Asburgo, chiede all'Europa di non accusare la sua storica casata di aver scatenato il conflitto.
Habsburg, ex-europarlamentare austriaco, figlio di Otto e nipote dell' ultimo imperatore Carlo I, lo ha dichiarato in un'intervista al britannico «Guardian». In queste settimane, mentre ci si prepara alle celebrazioni del 1914-18, si è parlato più volte di quella miccia che diede il via a una reazione a catena tra Stati. E la «miccia» fu l'attentato all'arciduca Francesco Ferdinando d'Asburgo, ucciso a Sarajevo il 28 giugno 1914.
Quest’anno la stagione del Teatro Duse di Besozzo viene inaugurata con un bis: si tratta di Echi Alpini. Canti e scritti delle penne nere, che andrà in scena sabato 18 gennaio, con inizio alle ore 21. Visto il grande successo della rappresentazione dell’anno scorso, a fronte di numerose richieste, la direzione del teatro ha voluto aprire il nuovo anno riproponendo lo spettacolo, frutto della collaborazione tra la Compagnia dell’Eremo e il coro Prealpi-Don Luigi Colnaghi.
Tuttavia non si tratterà di una semplice replica, poiché, mentre nel gennaio 2013 la scena era dominata dal ricordo della tragica ritirata di Russia, di cui ricorreva il 70°, quest’anno un spazio particolare verrà dedicato alla Grande Guerra, che in Europa cominciò cento anni fa (1914-2014).
Il saggio La scintilla di Franco Cardini e Sergio Valzania spiega come, con l'invasione della Libia, il nostro Paese favorì il conflitto
Avvicinandosi il centenario dell'inizio della Prima guerra mondiale, l'arciduca d'Austria Francesco Ferdinando venne ucciso a Sarajevo il 28 giugno 1914, sono molti i libri che si interrogano sulla genesi del conflitto.
Quello appena pubblicato da Franco Cardini e Sergio Valzania suggerisce una chiave d'analisi piuttosto particolare e inusuale. Che si capisce già dal titolo: La scintilla. Da Tripoli a Sarajevo: come l'Italia provocò la Prima guerra mondiale (Mondadori, pagg. 208, euro 19).
Un itinerario storico, quello intorno al Col di Lana, da fare con gli sci sul fronte dolomitico che ha visto le battaglie della Grande Guerra. Di cui quest'anno cade il centenario.
Un tour poco conosciuto che però, sci ai piedi, può permettere di ripercorrere tutte le postazioni della guerra del 1914-1918 (di cui ricorre quest’anno il centenario dall’inizio). È il tour sciistico della Grande Guerra che si snoda ai piedi di alcune delle vette più famose delle Dolomiti e gira attorno al Col di Lana.
Paesaggi mozzafiato e un viaggio emozionale che attraversa spazio e tempo: discese straordinarie, come quella della Pista Bellunese (la più lunga delle Dolomiti) che si uniscono a un’immersione nella storia, tra postazioni, gallerie e feritoie costruite dai soldati lungo tutto il fronte di battaglia.
Con l’installazione della lapide in ricordo del generale Mikhail Drozdovsky, sull’ospedale a Rostov-sul-Don dove era morto, si apre una nuova epoca: con 100 anni di ritardo viene recuperata la memoria di quanto avvenne nel 1914-18, oggi funzionale alla tenuta politica del Cremlino
Erano i cattivi della storia: Denikin, Kolchak e compagnia. I “bianchi”, i nemici della rivoluzione, fedeli allo zar, massacratori e traditori nei manuali scolastici e nell’immaginario della nazione. Ora, con l’installazione della lapide in ricordo del generale Mikhail Drozdovsky, sull’ospedale a Rostov-sul-Don dove era morto, si apre una nuova epoca, e in cantiere ci sono lapidi per l’ammiraglio Kolchak, il generale Denikin e Denisov.
(AGI) - Roma, 15 gen. - Federico de Roberto racconta la Grande Guerra, nel centenario del suo inizio. Il racconto dello scrittore siciliano arriva negli "Intramontabili" delle edizioni E/O in un volume di 144 pagine che raccoglie altri racconti, ed e' un capolavoro assoluto: una condanna della guerra, della sua inutilita' e ferocia messa in atto sulla pelle dei poveri, italiani reclutati in tutte le parti del paese e strappati alle famiglie per battaglia delle quali non conoscevano la ragione scatenante.
L'autore dei Vicere' entra nella vita di un gruppo di soldati italiani provenienti da varie regioni bloccato in una trincea sotto il tiro micidiale di un cecchino austriaco che impedisce loro di uscire allo scoperto. L'ufficiale, un uomo sensibile ai sentimenti e alle paure dei suoi soldati, deve pero' mandarne fuori uno alla volta per raggiungere un posto di vedetta sguarnito.
Cividale del Friuli avrà un’importanza strategica: qui si apriranno le celebrazioni del centenario della Grande Guerra.
Promuovere progetti “a rete”, strategici e rilevanti nel settore culturale. Facendo emergere, in questo modo, le eccellenze territoriali che, in Friuli Venezia Giulia, non mancano di certo. Sono alcuni dei passaggi salienti dell’incontro che, nella serata di martedì 14 gennaio, ha visto coinvolto a Cividale del Friuli l’assessore regionale alla Cultura, Gianni Torrenti. A fare gli onori di casa al vertice, promosso dal consigliere Fvg Roberto Novelli, è stato il sindaco di Cividale, Stefano Balloch, ma non sono mancati il consigliere regionale Stefano Pustetto, altri primi cittadini dei Comuni legati alle Valli del Natisone e molte associazioni culturali del territorio. Presente anche un folto pubblico.
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