Su un tavolo lungo 20 metri hanno giocato in 100, battendo il primato precedente di 92 stabilito negli Usa.
FIRENZE – Su un tavolo lungo venti metri, dove pedine dalla forma di aerei e carte da gioco si affrontavano nella più improbabile battaglia storica, è stato battuto un record mondiale. Quello del maggior numero di giocatori in contemporanea di Wings of Glory, un must di strategia e simulazione di combattimenti aerei della Prima Guerra Mondiale, famoso come il Risiko e giocato in tutto il mondo.
SUCCESSO INTERNAZIONALE - Il game è stato ideato nel 2004 da Andrea Angiolino, un designer di giochi italiano, ed è diventato immediatamente un successo internazionale sia nella versione della Grande Guerra che in quella dell’ultimo conflitto mondiale. La super battaglia da record ha visto partecipare 100 giocatori ed ha avuto come teatro i Lungarni di Firenze e il teatro tenda Obi Hall, dove si è svolta Firenzegioca, una fiera di divulgazione della cultura del gioco da tavolo, di società e abilità.
Dal 1914 al 1918 l’Europa fu sconvolta da un conflitto destinato a cambiare la mentalità bellica fino ad allora conosciuta: la prima guerra mondiale. La causa scatenante della “Grande Guerra” è stato l’assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando a Sarajevo nel 28 giugno 1914, ma l’attentato fu solamente la goccia che fece traboccare il vaso in un’Europa costellata da rivalità e inimicizie.
Il conflitto che i partecipanti giudicarono inizialmente breve e veloce, si rivelò invece lungo e logorante e costò la vita a milioni di persone. Il papa dell’epoca Giacomo della Chiesa, salito al soglio con il nome di Benedetto XV, assumerà durante la guerra un atteggiamento improntato alla neutralità e cercherà con ogni mezzo di porre termine al conflitto lanciando dal 1914 all’agosto del 1917 ventiquattro appelli alla pace.
Sulle tracce della Grande Guerra sul Grappa: è questo il tema della nuova guida edita da DBS Zanetti “Il Massiccio del Grappa. Alta Via degli Eroi da Feltre a Bassano” da questa settimana nelle librerie. Firmata da Fabio Donetto, l’opera è stata presentata nei giorni scorsi a Pedavena (BL) in un evento promosso da Cai, Ana e Comunità Montana Feltrina.
La pubblicazione si propone come un viaggio in tre giornate da Feltre a Bassano lungo l’itinerario ideato giusto 40 anni fa da Italo Zandonella Callegher.
Al tempo l’idea di un’Alta Via sul Grappa era sembrata quanto meno insolita. Oggi il sentiero è diventato meta di riferimento per tutti coloro che, fra storia natura e leggenda, vogliono commemorare la memoria dei caduti lungo il fronte italo – austriaco tra 1917 e 1918. L’itinerario, praticabile a piedi e parzialmente in Mountain Bike, si articola in 25 km per 2600 metri circa di dislivello in salita e 1200 in discesa.
Dal 20 al 22 settembre il CAI ha organizzato un incontro internazionale al quale prenderanno parte i Club alpini di Gran Bretagna, Germania, Spagna, Slovenia, Austria, Turchia, Sudafrica e Mongolia.
Il Presidente generale del CAI Umberto Martini è convinto che “per stare al passo con l'evoluzione della società sia utile approfondire le strategie e condividere le buone pratiche con i Sodalizi stranieri e le altre associazioni che operano nel mondo della montagna”.
Un incontro internazionale dei Club alpini di vari Paesi di tutto il mondo, che ha l'obiettivo di confrontare le diverse esperienze portate avanti in contesti differenti e di studiare il ruolo che i vari Sodalizi potranno svolgere nel prossimo futuro e le modalità migliori per restare al passo con i mutamenti della società di oggi.
Vuole essere questo il 99° Congresso nazionale del Club alpino italiano, organizzato quest'anno dalla Società alpina friulana, Sezione di Udine del CAI, da venerdì 20 settembre a domenica 22 a Udine, presso la Facoltà di Economia dell'Università degli Studi della città friulana (via Tomadini, 30).
Dove si combatté la Grande Guerra, alla scoperta della Natura. Un’escursione lunga, ma non troppo faticosa, a quote adatte a questi ultimi scampoli d’estate ma anche a giornate più tipicamente autunnali. È lo splendido giro del Monte Castelgomberto e del Monte Fior, sull’altopiano di Asiago, oltre cinque ore a contatto con la Natura e con la Storia. Perché l’escursione che vi consigliamo è disegnata nello scenario dell’Ecomuseo della Grande Guerra, nato da un progetto di recupero del patrimonio bellico che consente di riscoprire un tessuto di forme e di opere ancora straordinariamente leggibili nel territorio.
E così, alla scoperta di un gioiello geologico come la Città di Roccia, sarà possibile abbinare la visita ai luoghi nei quali si consumarono alcuni episodi tra più tragici del primo conflitto mondiale, quelli magistralmente descritti da Carlo Emilio Gadda nel suo «Giornale di guerra e prigionia» e da Emilio Lussu in «Un anno sull’altopiano».
Bellissimo e semplice itinerario escursionistico che si snoda prima sul territorio valtellinese per poi proseguire in Alto Adige fino alla Cima Rosa, in territorio elvetico. L’escursione è molto interessante anche perché va a visitare luoghi che furono teatro della prima guerra mondiale. Dopo pochi minuti si incontra il caratteristico Rifugio Garibaldi dalla insolita forma a castello in miniatura, posto a 2838 metri sulla Cima Garibaldi detta anche Dreisprachenspitze (Cima delle Tre Lingue). Il rifugio Garibaldi è sito in prossimità del confine tra la provincia di Sondrio, quella di Bolzano (un tempo territorio austriaco) e il Canton Grigioni svizzero e venne edificato negli anni ’60 in prossimità delle rovine del vecchio albergo svizzero bombardato nel periodo della prima guerra mondiale (1915-1918) da cannoneggiamenti effettuati dal “Forte Venini “ di Oga in Valdisotto, distante ben 11 km in linea d’aria e con 1200 m di dislivello. Diverse rovine sono disseminate qua e là lungo il percorso pianeggiante subito dopo il rifugio Garibaldi; trincee, costruzioni diroccate dove trovarono riparo fino a 2000 soldati dell’allora impero austro-ungarico.
Credo che solo un genio potesse sintetizzare il significato di un conflitto moderno e di massa come la grande guerra in otto parole divise in quattro versi. Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie. Giuseppe Ungaretti racchiuse in quella lirica tutti i sensi, tutte le percezioni, tutta la drammaticità che pervase gli uomini che combatterono nelle trincee europee nel tragico quadriennio 1914-18.
La caducità della vita, cui ogni soldato era legato come da un filo sottile, in grado di essere spezzato dal vento, freddo, di una stagione che prepara l’inverno. Perché forse a quella guerra ne sarebbero seguite altre e allora il sacrificio di milioni di giovani vite correva il rischio di essere stato invano. Poteva permettersi la società europea di mettere in gioco tante risorse per nulla? E ancora, perché la guerra? Eppure c’erano stati fermenti intellettuali convinti. Il radioso maggio italiano, nel 1915 che solo oggi evoca nefasti presagi, era stato l’esplosione di sentimenti, di idealità, di spinte rigeneratrici. La guerra avrebbe cambiato tutto, costruito una società diversa, un paese migliore.
"Ermada: voci di guerra in tempo di pace": così si intitola la mostra che dal 5 al 20 ottobre sarà allestita al secondo piano del Palazzetto Veneto di via S. Ambrogio, a cura del Gruppo Ermada. La mostra presenterà il lavoro di recupero, ripristino e valorizzazione dei manufatti bellici presenti sul monte Ermada, opere che si pongono in stretto contatto storico e territoriale con le posizioni recuperate sulle alture monfalconesi e inserite nel Parco Tematico della Grande Guerra.
La mostra è già stata ospitata con successo al Castello di Duino, a Latina, a Milano, a Grado, a Medeazza e al Centro Congressi di Visogliano per un totale di 27.000 visitatori.
Domenica 29 settembre prenderà il via la terza edizione del Trail degli Eroi - Trofeo Scarpa, non solo una corsa in montagna, bensì un evento che racchiude in sè innumerevoli contenuti simbolici e ricchi di valori. I partecipanti partiranno alla volta della cima del Monte Grappa, Monumento Sacro alla Patria che con il Sacrario Militare ricorda e onora i nostri eroi caduti nella Grande Guerra.
Il Trail degli Eroi incarna in pieno la filosofia dell’escursionista, che ama prima di tutto la natura e, immerso in essa, cerca la performance e la sfida con i propri limiti. Ma l’agonismo non è dominante. A dominare saranno innanzi tutto le emozioni e una forte unione tra sport, territorio e sacralità.
BERGAMO — “Corno di Cavento 1917-18, per non dimenticare”. E’ questo il tema della conferenza che si terrà il prossimo martedì 17 settembre alle 21, al Palamonti di Bergamo, sede del Cai bergamasco. Protagonista del simposio lo storico Marco Gramola che parlerà della Grande Guerra che vide come teatro proprio il Corno di Cavento, che si trova nella parte nord orientale del gruppo dell’Adamello.
Le vicende belliche in questa zona furono epiche. Il Corno di Cavento, rimasto in mano agli austriaci, fu conquistato il 15 giugno 1917 dagli alpini italiani con un’operazione su più fronti: dopo un intenso bombardamento della vetta, gli alpini sciatori attaccarono dalla vedretta di Lares, mentre compagnie di rocciatori attaccarono la cresta nord dalla difficile parete nord ovest.
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