“La Voce della Russia” creerà un museo virtuale sulla Prima Guerra Mondiale in onore del centenario di uno dei più grandi conflitti armati nella storia dell’umanità. Il portale internet presenterà un quadro completo degli eventi, e dei drammi, che si sono svolti dal 1914 al 1918, combinando i materiali storici degli archivi alle tecnologie moderne. Il progetto sarà realizzato in quattro lingue: russo, inglese, francese e tedesco.
In base ai programmi la prima fase del progetto verrà portata a termine a dicembre di quest’anno, ma entrerà pienamente in funzione per il centenario dall’inizio del primo conflitto che ricorrerà per la precisione nell’estate del 2014. Per creare questo museo “La Voce della Russia” collaborerà con il Ministero della Cultura della Federazione Russa, l’Associazione storico-militare russa (Rossijskoe voenno-istoričeskoe obščestvo), con Rossotrudničstvo e con numerosi partner esteri.
Quella che si apprestava ad affacciarsi al primo grande conflitto su scala mondiale era una Italia totalmente digiuna di una classe politica che conoscesse a fondo la politica estera; un vulnus questo destinato paradossalmente a danneggiare la nostra situazione più dopo la fine della guerra che al suo inizio. In molti sostengono che il disinteresse del nostro Paese verso la politica estera fosse da attribuire alla bruciante sconfitta di Crispi in Etiopia che mise una pietra tombale alle ambizioni italiane nel Corno d'Africa. Ma una spiegazione del genere appare un po' troppo semplicistica.
Altre due, come minimo, sono le cause di questo vizio: grazie (o per colpa) del trentennale patto della Triplice alleanza voluta dalla sinistra storica in chiave antifrancese, i rapporti diplomatici con l'Inghilterra e la Francia, cruciali per il nostro Risorgimento, si raffreddarono alquanto in sfregio alle sempre più forti nascenti tendenze irridentistiche: non è un caso che il primo embrione di guerra fredda, intesa come contrapposizione di “blocchi”, si ebbe proprio nella seconda metà del XIX secolo con la contrapposizione tutta in chiave difensiva tra Triplice alleanza e Triplice intesa.
Guido Ceronetti - "Così racconto la Grande Guerra e il suo lato oscuro dimenticato"
MILANO - "Mi piacerebbe poter portare lo spettacolo in giro oltre che al Piccolo Teatro di Milano - dice Guido Ceronetti - perché mi chiedo se adesso i giovani di Grande Guerra ne sappiano qualcosa. Una data, un'idea... ce l'hanno? Dell'attentato di Sarajevo cosa sanno?
Niente di niente temo. Una parola come "trincea" oggi non corrisponde più a niente. Sento dire: "Il governo Letta è in trincea", "Berlusconi è in trincea"... frasi che mi fanno un certo orrore". Indomito a 86 anni, incurante del fisico sempre più fragile e piccino, Guido Ceronetti, il basco scuro di sbieco sulla testa bianca, rievoca con la concretezza dell'accento piemontese quell'epoca fatale e tragica della nostra storia, unica per accadimenti, dolore, follie.
La camicia rossa è stato l’abbigliamento scelto da Giuseppe Garibaldi già nel 1843, quando radunò a Montevideo un gruppo di 500 volontari italiani per difendere la Repubblica dell’Uruguay dal dittatore argentino Juan Manuel de Rosas, che voleva conquistarla. Garibaldi non aveva grandi finanziamenti per la sua impresa. Così trovò del panno di lana rosso, quello usato dai macellai per nascondere le macchie di sangue animale e vestì in questo celebre modo le sue truppe.
A Roma una intesa pagina di Storia a disposizione del pubblico, a costo zero. Martedì 12 ottobre , al Museo della Repubblica Romana e della memoria garibaldina al Gianicolo ( Largo di Porta San Pancrazio) sarà la volta di Camicie Rosse nella Grande guerra, una giornata socioculturale in vista delle prossime commemorazioni della I Guerra Mondiale.
"Questi luoghi un tempo di guerra sono diventati luoghi di pace"
Corno di Cavento, "solo il vento", sul sentiero della pace a cento anni dallo scoppio della Grande Guerra. Il video di Alberto Bregani
Corno di Cavento, "solo il vento", sul sentiero della pace a cento anni dallo scoppio della Grande Guerra. Il video di Alberto Bregani. "Solo il vento" è un progetto del fotografo di montagna Alberto Bregani per la Provincia Autonoma di Trento in collaborazione con il Museo della Guerra di Rovereto e l'Accademia della Montagna di Trento.
Istituto Italiano dei Castelli Sezione Trentino Alto-Adige
La Sezione Trentino Alto-Adige dell’Istituto Italiano dei Castelli ha organizzato un Convegno dal titolo «Paesaggi Fortificati della Grande Guerra», che avrà luogo il 4 ottobre 2 0 13 a Trento, nella splendida «Sala Grande» del Castello del Buonconsiglio con inizio alle ore 10.00.
L'Istituto, come recita il primo articolo del suo statuto, «è una associazione culturale costituita allo scopo di incoraggiare lo studio storico, archeologico e artistico dei castelli e di altri monumenti fortificati, la loro salvaguardia, il loro mantenimento e inserimento nel ciclo attivo della vita moderna e di diffondere nel pubblico l’interesse per questi monumenti», non poteva rimanere estranea alle molteplici iniziative già in corso a ricordare gli edifici fortificati della prima guerra mondiale.
Pierluigi Roesler Franz ha completato le ricerche, durate qualche anno, sui giornalisti italiani morti in guerra. Sono oltre cento, 83 solo quelli morti nella Grande Guerra, cioè nella prima guerra mondiale. I loro nomi e le loro storia saranno pubblicate da Franz con un apposito libro, si spera con il patrocinio della Federazione Nazionale della Stampa Italiana (FNSI) e anche dell’Istituto di Previdenza dei Giornalisti Italiani (INPGI).
Pubblichiamo intanto la breve storia del giornalista siciliano Salvatore Eugenio Alliotta, arruolato volontario e caduto a soli 21 anni sul fronte del Carso. Franz ha intanto reso nota la storia a una serie di autorità militari e dirigenti di organismi di categoria dei giornalisti, apprendendo che, molto italianamente, di Alliotta s’era persa la memoria a causa di un errore burocratico….. - Pino Nicotri
ROVERETO. Il fotografo milanese Paolo Ventura è l’artista attualmente residente al Mart di Rovereto. Il « Mago Futurista» ha infatti lavorato sul tema della Prima Guerra Mondiale come rappresentazione della memoria e di ciò dà conto nella rassegna espositiva che è in corso fino al prossimo13 ottobre - presso la Casa d’Arte Futurista Fortunato Depero.
Una mostra composta, per la cura di Nicoletta Boschiero, di due serie fotografiche derivate da un’accurata e meticolosa messa in scena dei “ricordi possibili” e che verranno poi raccolte nelle pubblicazioni “Il pittore futurista” e “Il mago”, edite da Danilo Montanari.
Impalpabili come sogni, le immagini nate dalla poetica di Ventura hanno la forza popolare ed evocativa delle tavole utilizzate dai cantastorie; le fotografie, derivate da una meticolosa messa in scena rappresentano, sospese fra memoria e immaginazione, supponibili rievocazioni.
I dintorni del Passo del Termine, posto lungo l'Alta Via dell'Adamello, al confine tra terra bresciana e terra trentina, conservano ancora oggi interessantissimi ruderi della Grande Guerra.
Resti di trincee, baraccamenti, casematte, addirittura ospedali, costruiti lassù in quegli anni in cui l'uomo sembrava aver perso la ragione. Saliremo per un facile sentiero dalla piana del Gaver, poco distante dal rifugio Nikolajevka e proseguiremo poi per la bella e panoramica Cima di Blumone, da non confondere con l'omonimo e più maestoso e frequentato Cornone. Un itinerario accompagnato dai colori dei larici se percorso in autunno e da splendide fioriture nei prati se ci si va all'inizio dell'estate.
Si PARTE dalla zona della Centrale Idroelettrica e, lasciato a sinistra il sentiero che va al Rifugio Tita Secchi, si sale nel bosco con alcuni zigzag. Si continua poi sul fondovalle alle pendici del Cornone di Blumone.
CHIARI. Il compositore clarense reduce della Grande guerra sarà ricordato dopo quasi un secolo nella sua città natale. In trincea sull'Ortigara nel 1916 firmò una delle canzoni-simbolo dell'immane carneficina bellica Ma era stato quasi dimenticato.
«E domani si va all'assalto. Soldatino non farti ammazzar. Ta pum, ta pum, ta pum». È un canto di trincea, che con le più alte vette di semplice ma struggente poesia, raccontò la tragedia della Prima guerra mondiale. Il suo autore, Nino Piccinelli, che combattè sull'Ortigara nel 1916, era nato a Chiari. E solo adesso la sua città gli dedicherà una via. È UN TRAGUARDO inseguito per anni dal clarense Guerino Lorini, storico locale, deciso ad onorare la memoria di Piccinelli. Il Comune ha infatti accettato la sua proposta dopo anni di insistenze. Il risultato è che la nuova via che si innesta su via San Gervasio porterà, finalmente, il nome del compositore. Perché di Piccinelli, emigrato a Roma come artista attivo anche in Rai, si era persa la memoria.
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